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Al Teatro Olimpico di Vicenza Margherita Dalla Vecchia porta L’Olimpo di Bach: mito, virtù e celebrazione nelle Cantate BWV 213 e BWV 29.

E il Teatro Olimpico diventa per la prima volta la naturale scenografia del bachiano Ercole al bivio.

Sabato 31 ottobre alle ore 20.30 e domenica 1° novembre alle ore 18.30 Margherita Dalla Vecchia, direttrice artistica del Progetto Bach quest’anno giunto alla sua XXVII edizione, porta al Teatro Olimpico di Vicenza L’Olimpo di Bach: mito, virtù e celebrazione nelle Cantate, ovvero due importantissime Cantate encomiastiche di Johann Sebastian Bach per Soli, Coro e Orchestra Barocca, entrambe scritte espressamente per occasioni pubbliche: il dramma per musica – di rara esecuzione in Italia – Laßt uns sorgen, laßt uns wachen BWV 213, meglio conosciuto come Ercole al bivio. E la cantata Wir danken dir, Gott, wir danken dir BWV 29. L’Orchestra Barocca è quella del Teatro Armonico  diretta, appunto, da Margherita Dalla Vecchia. Solisti dell’ensemble sono, per le Arie Maria Ines Zanovello, violino, Giuseppe Falciglia, oboe, Claudia Pallaver e Dileno Baldin, corni naturali, Calogero Contino, prima tromba naturale, Margherita Dalla Vecchia, organo solista e maestro al cembalo.

Mentre il Coro, in un ideale incontro culturale fra Italia e Germania promosso in occasione della mostra Italia Germania. Pittura e scultura tra Ottocento e Novecento. Da Canova a Kiefer, è quello del Vokalensemble an der Kieler Gelehrtenschule, diretto da Anne-Beke Sontag: un progetto intergenerazionale del liceo classico di Kiel di cui fanno parte studenti dell’istituto, ex alunni (diplomati tra il 1987 e il 2022, oggi studenti delle Università per la Musica di Lubecca e Amburgo), giovani laureati in canto. Tutti e volutamente interpreti under 35. Solisti: Anne Maj Hansen soprano, Marcus Elsäßer tenore, David Csizmar basso. La lettura scenica è, infine, affidata a Giovanni Sinopoli, regista, autore e sceneggiatore, con il quale questo Progetto ha già collaborato per una splendida Passione secondo Matteo, nel 2024, proprio per il Teatro Olimpico.

Fondamentale sottolineare come il Teatro Olimpico di Vicenza, il più antico teatro coperto al mondo opera di Andrea Palladio (1585), diventi per la prima volta ideale scenografia proprio per Ercole al bivio: il soffitto  a cassettoni “alla ducale” del proscenio racconta, non a caso, il trionfo di Ercole, le dodici fatiche e nell’ottagono centrale il celebre figlio di Zeus viene raffigurato proprio con il Piacere e la Virtù, i personaggi dell’opera bachiana in scena.

Ricordiamo, come anticipato, che entrambi i concerti fanno parte di #fuorimostra, il calendario di oltre duecento appuntamenti che da ottobre 2026 a maggio 2027 ha accompagnato e accompagnerà, a Vicenza e in provincia, la mostra Italia Germania. Pittura e scultura tra Ottocento e Novecento. Da Canova a Kiefer: un incontro ideale fra le due culture che, non a caso, si reincontrano anche sul palco.

La scelta, anche tra AI e l’Uomo in questo tempo, è una forte motivazione  insieme ad altri simboli che si possono riconoscere in questa edizione del progetto bachiano, per tutti coloro che potranno vivere dal vivo l’esperienza di questo teatro.

Come si diceva, entrambe le opere sono state scritte espressamente per occasioni pubbliche. Laßt uns sorgen, laßt uns wachen fu composta a Lipsia nel 1733 per il compleanno del principe elettore Federico Cristiano di Sassonia (5 settembre). Il libretto porta la firma di Christian Friedrich Henrici, altrimenti noto con lo pseudonimo di Picander e racconta il mito di Ercole al bivio mettendo in scena la complessa scelta che il giovane eroe deve compiere fra la via del Piacere (Wollust, impersonata da una voce di soprano) e quella della Virtù (Tugend, un tenore). Ovviamente Ercole (contralto) rifiuta le tentazioni del Piacere e sceglie la Virtù: un testo e un lavoro pensato come insegnamento morale e omaggio allegorico al giovane principe ereditario di cui in quell’autunno del 1733 si celebravano gli undici anni. Diverse arie di questo lavoro furono poi utilizzate da Bach nell’Oratorio di Natale, interamente eseguito dal Progetto Bach nel 2023. Ricordiamo peraltro che Bach ha eseguito questo brano, ai suoi tempi, con il Collegium Musicum che era composto proprio da universitari. La location era quella del Caffè Zimmermann  di Lipsia. Nelle Cantate profane composte per il Caffè Zimmermann Bach esprime la sua vocazione operistica e aspetti del dramma in musica, conosciuti e maturati  perfettamente riconoscibili nelle grandi Passioni  secondo Giovanni e Matteo.

Wir danken dir, Gott, wir danken dir BWV 29 fu eseguita a Lipsia il 27 agosto 1731 per l’insediamento del nuovo consiglio municipale per suggerire la corrispondenza tra il potere politico e la potenza divina. Il fastoso organico orchestrale, con trombe e timpani, esprime tutta l’esultanza dei testi. L’opera si apre con una sinfonia per sola orchestra, caso raro tra le cantate sacre di Bach: è il preludio della Partita per violino n. 3 BWV 1006, la cui parte solistica passa all’organo. Il coro che segue mette in musica il secondo versetto del Salmo 75. Il basso espone il tema, le altre voci entrano per imitazione e le trombe si aggiungono in un crescendo magnifico. Bach riprese questo coro nel 1733 per il Gratias della messa destinata alla corte di Dresda, e poi nella Messa in si minore BWV 232, dove la stessa musica regge il “Gratias agimus tibi” e il “Dona nobis pacem”. L’organico prevede quattro solisti, coro, tre trombe, timpani, due oboi, archi e basso continuo.

L’orchestra è Il Teatro Armonico, formazione barocca che suona su copie di strumenti originali. Il coro è il Vokalensemble an der Kieler Gelehrtenschule, ensemble di Kiel diretto da Anne-Beke Sontag.

Queste due giornate chiudono il ciclo di incontri Ascoltare e Comprendere cominciato il 3 ottobre alle Gallerie d’Italia di Vicenza. E sono realizzzate, come l’intera rassegna, con il sostegno e la collaborazione del Comune di Vicenza, MAGIS, Regione Veneto, Ministero della Cultura,  Fondazioni ROI, Volksbank e Polo Marconi, Accademia Olimpica, Biblioteca Bertoliana, Gallerie d’Italia – Vicenza Sanpaolo, Conservatorio di Vicenza, Kieler Gelehrtenschule, Progetto Musica Valdagno, Società Bachiana Italiana, Confraternita del Bacalà alla vicentina e Via Querinissima, Rotary Club Vicenza, Fai per Me Veneto, Comuni di Noventa Vicentina, Cartigliano, Valdagno e Schio, Sponsor, Soci Mousikè e Mecenati con ART BONUS.

I biglietti per i concerti costano 25 euro (intero) e 16 euro (ridotto per i soci FAI e Mousikè). E possibile assistere alle prove aperte il 29 e il 30 ottobre dalle 17.00 alle 21.00 al Centro giovanile “C. Dolcetta” (Oratorio San Filippo Neri).

Informazioni e prenotazioni: 320 1424747, associazione.mousike@alice.it, www.progettobach.it.

L’ensemble Il Teatro Armonico coinvolge giovani ed affermati interpreti a livello internazionale esperti nel repertorio barocco; è la prima orchestra barocca di Vicenza che suona su strumenti copie da originali storici con il più grande organico, in particolare per il laboratorio del Progetto Bach, imitato in seguito da numerosi altri.

L’attività dell’Ensemble, privilegia l’esecuzione del dramma in musica di C. Monteverdi, G. Carissimi, M.A. Charpentier e J.S. Bach ma affronta diversi generi e repertori della musica vocale e strumentale, dal canto gregoriano alle espressioni contemporanee per progetti a tema e commissioni.

Con il Progetto Bach ha portato in esecuzione nel Veneto e oltre (Londra, Roma) un corpus senza eguali dell’opera bachiana. La recensione di Sandro Cappelletto inserita nell’Annuario della Critica Musicale Italiana 2025 sottolinea infatti […] Il lungo lavoro e i risultati raggiunti fanno di Vicenza l’attuale capitale bachiana in Italia. L’edizione 2024 ha raggiunto l’apogeo con l’esecuzione, in un teatro Olimpico due volte esaurito, della Passione secondo Matteo.”

Dal 2013 l’ensemble è diretto da Margherita Dalla Vecchia, assistente del M° Michael Radulescu per dodici edizioni a Vicenza per questo progetto.  La Grande Passione secondo Matteo BWV 244 – in repertorio dal 2016 ed eseguita in diverse città italiane – l’Oratorio di Natale BWV 248, la Messa in si minore BWV 232, la Johannes Passion BWV 245 rappresentano sicuramente il vertice artistico di questo progetto, dove ad oggi hanno partecipato più di 800 musicisti del Veneto.

La filosofia degli strumenti originali

Il nucleo identitario dell’orchestra risiede nella scelta rigorosa di utilizzare strumenti copia da originali barocchi, prediligendo in particolar modo i modelli di fattura italiana. L’obiettivo dell’ensemble non è la semplice riproduzione museale del passato, bensì il recupero della corretta tavolozza timbrica, delle tensioni e delle articolazioni originarie pensate dai compositori del Sei e Settecento.

Nelle loro acclamate produzioni – che spaziano dalle pietre miliari di Johann Sebastian Bach (come la Messa in Si minore e la Passione secondo Matteo) fino ai capolavori secenteschi di Claudio Monteverdi – l’orchestra schiera un organico storicamente coerente. L’intelaiatura sonora si fonda su archi montati con corde di budello, tastiere storiche (organo positivo e clavicembalo), strumenti del basso continuo come il violone e la tiorba, ed elementi rari della sezione fiati come i corni naturali a una sola spirale e oboi barocchi.

Questo connubio tra rigore filologico e passione espressiva permette al Teatro Armonico di restituire la massima qualità drammatica dei testi, trovando una cassa di risonanza ideale in luoghi dall’acustica e dal fascino secolare, primo fra tutti il Teatro Olimpico di Vicenza.

Margherita Dalla Vecchia è un’apprezzata organista, clavicembalista, direttrice d’orchestra e docente italiana, figura di spicco nel panorama della musica antica e barocca. Nata a Vicenza, ha intrapreso fin da giovane un rigoroso percorso di studi, diplomandosi in organo e composizione organistica al Conservatorio di Parma e in clavicembalo al Conservatorio di Mantova. La sua formazione si è arricchita grazie al perfezionamento nelle più prestigiose accademie europee e all’incontro con storici maestri della composizione e della musica organistica come Luciano Berio, Fabio Vacchi, Stefano Innocenti, Sergio vartolo, Michael Radulescu, Luigi Ferdinando Tagliavini, Harald Vogel, Montserrat Torrent Serra, Giacomo Manzoni e Alberto Baroffio.

Da quasi quarant’anni, Margherita Dalla Vecchia è un punto di riferimento culturale per la sua città natale: dal 1987 ricopre infatti il ruolo di organista titolare degli storici organi della Chiesa e dell’Oratorio di San Filippo Neri a Vicenza. Profondamente legata al repertorio di Johann Sebastian Bach, dal 2000 ha ideato il Progetto Bach di Vicenza, una vasta iniziativa di studio e divulgazione nata al fianco del celebre M°Michael Radulescu.

Parallelamente all’attività concertistica come solista e direttrice dell’ensemble vocale e strumentale Il Teatro Armonico – da lei fondato –, porta avanti una prolifica carriera a fianco di tutte le massime realtà culturali, oltre all’appasionata didattica. Ha insegnato infatti in numerosi Conservatori di Stato italiani, tra cui Pesaro, La Spezia, Alessandria, Adria e Verona. La sua visione artistica si esprime regolarmente in importanti produzioni teatrali e sacre, come le acclamate esecuzioni della Matthäus-Passion di Bach e dei capolavori di Monteverdi nella suggestiva cornice del Teatro Olimpico di Vicenza.

Giovanni Sinopoli è un apprezzato regista, autore e sceneggiatore italiano, noto sia per la sua personale impronta stilistica nel cinema e nel teatro, sia per l’intenso lavoro di valorizzazione dell’eredità intellettuale di suo padre, il celebre direttore d’orchestra e compositore Giuseppe Sinopoli. Ha presentato alla Festa del Cinema di Roma 2026 il suo documentario Il ghiaccio in tasca. Mio padre Giuseppe Sinopoli prodotto da Vivo film e Eolo Film Productions.

Dopo la laurea alla Sapienza di Roma con una tesi sul cinema di François Truffaut, Sinopoli ha saputo costruire un percorso eclettico in cui i linguaggi visivi si fondono costantemente con la dimensione scenica. Il suo stile, maturato sul campo attraverso importanti collaborazioni con maestri del calibro di Marco Bellocchio e Peter Stein, si caratterizza per una spiccata sensibilità documentaristica e per la capacità di unire il rigore biografico all’emozione del racconto. Questa cifra espressiva emerge in modo chiaro sia nei suoi cortometraggi di finzione sia nei pluripremiati progetti dedicati alla memoria, dove la macchina da presa diventa uno strumento intimo per esplorare la grande musica e la storia. 

Il Teatro Olimpico di Vicenza celebra la figura mitologica di Ercole eletto a nume tutelare e simbolo delle virtù civiche e intellettuali dai fondatori dell’Accademia Olimpica. Le sue raffigurazioni si concentrano principalmente nell’attico, ovvero l’ordine più alto della monumentale frons scaenae (la facciata strutturale del palcoscenico) e delle attigue versure laterali. In questa specifica fascia superiore, lo scultore lombardo Ruggero Bascapè ha realizzato un celebre ciclo decorativo composto da undici riquadri in altorilievo che rievocano le celebri Fatiche di Ercole (tra cui la lotta contro l’Idra di Lerna, la cattura di Cerbero e lo scontro con il leone di Nemea). All’interno di questa stessa sequenza dell’attico trova spazio anche la trasposizione del celebre apologo morale di Ercole al bivio (o Scelta di Ercole), in cui il giovane eroe viene ritratto nel momento cruciale in cui deve scegliere se intraprendere la via impervia della Virtù o cedere alle lusinghe effimere del Vizio. L’intera narrazione plastica funge da manifesto programmatico per gli stessi accademici rinascimentali: le imprese e il travaglio morale del semidio simboleggiano il percorso dell’ingegno umano che, attraverso lo sforzo, il superamento delle passioni e il sacrificio, riesce infine a conquistare l’immortalità e la Fama eterna.

I concerti del 31 ottobre e del 1° novembre al Teatro Olimpico fanno parte di #fuorimostra, il calendario di oltre duecento appuntamenti che da ottobre 2026 a maggio 2027 ha accompagnato e accompagnerà, a Vicenza e in provincia, la mostra Italia Germania. Pittura e scultura tra Ottocento e Novecento. Da Canova a Kiefer. A cura di Gabriella Belli e Valerio Terraroli, la mostra aprirà il 14 novembre in Basilica Palladiana e resterà visitabile fino al 2 maggio 2027. È la prima tappa di Ispirazione Europa, un ciclo triennale sui rapporti artistici dell’Italia con i Paesi vicini, che proseguirà con la Francia nel 2027 e con la Spagna nel 2028. Il percorso partirà dal viaggio di Goethe in Italia del 1786-1788 e arriverà ad Anselm Kiefer e alla Transavanguardia. La mostra ha il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania e rientra nelle celebrazioni per i 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche fra Italia e Germania. Il Progetto Bach applica lo stesso criterio alla musica: sul palcoscenico dell’Olimpico suoneranno insieme musicisti di due città gemellate che si ritrovano per l’occasione.